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Rifiuti. Rincara la tassa ma l’emergenza resta

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Rifiuti: sempre più emergenza con costi sempre più cari per i contribuenti. Storia di un flop italiano. Federcontribuenti: ”la spesa pro capite in Italia è di 171 euro l’anno, dal 2013 al 2018 la tassa sui rifiuti è aumentata in media del 40% e metà degli aumenti servono a pagare le multe che la UE ci commissiona per la cattiva gestione delle discariche”. Mancano i dati. ”nessuno sa quanti rifiuti produciamo e quante discariche illegali abbiamo”. Gli imballaggi aumentano del 30% il costo del prodotto”. Non dimentichiamo l’affare nucleare perché quei rifiuti li abbiamo tra capo e collo. Era il 24 aprile 2007 e potevamo davvero porre fine all’inquinamento che uccide.

Le confezioni incidono fino al 30% sul prezzo industriale di vendita degli alimenti e pesano

sulle tasche degli italiani più del prodotto acquistato facendo aumentare il costo sull’impatto ambientale. ”Un impianto normativo tutto da riscrivere partendo proprio dalla necessità di diminuire, per legge, gli imballaggi preferendo quelli grezzi più facili anche da riciclare: carta, cartone e vetro”. Le gravi anomalie sulla tratta dei rifiuti in Italia: ”Siamo il Paese più riciclone di tutta la UE ma restiamo la più inquinata. Accertate ben 48 aree gravemente inquinate oltre ogni limite di legge.

L’inquinamento uccide quasi 60mila italiani e costa alle casse dello Stato circa 47 mld di euro”.

Oltre 100 siti da bonificare tra terre e mare e fiumi: ” ogni anno si affidano fondi senza poi controllare. Ora si è prorogato fino al 2022, ma questi soldi come vengono spesi?”.

In Italia si producono circa 164 milioni di tonnellate di rifiuti: 32,5 di rifiuti urbani, 79,4 di rifiuti speciali non pericolosi, 41,9 di rifiuti da costruzione e demolizione e 9,6 di rifiuti speciali pericolosi.

Gli impianti dedicati al recupero dei rifiuti sono 6.404, con una capacità di trattamento autorizzata

annua di 150,8 milioni di tonnellate .

Gli impianti per il recupero dei rifiuti non pericolosi sono 5.884; 4.102 sono collocati al Nord; 1.005 al Centro e solo 777 sono al Sud. Abbiamo 336 discariche legali contro le 160 illegali – il numero vista la poca chiarezza potrebbe essere in grave difetto -.

La capacità delle discariche per rifiuti non pericolosi risulta quindi inferiore alla metà della produzione di un solo anno.

Gli impianti di incenerimento con recupero energetico di medie e di grandi dimensioni (superiori a 20.000 tonnellate all’anno di rifiuti trattati) sono 57.

Per quanto riguarda il trattamento dei rifiuti pericolosi entra in gioco il business dell’ecomafia. ”I dati ufficiali parlano di 10 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi che ogni anno produciamo ma la nostra capacità di trattamento risulta inferiore alla produzione: l’avanzo dove lo trattiamo? Dove lo seppelliamo? Di certo non li esportiamo, non legalmente almeno”.

Cosa fare.

”Mappare tutte le discariche città per città; giustificare il costo sostenuto dai contribuenti con una gestione nazionale di raccolta e trattamento dei rifiuti nei termini di legge. Aprire un forum con le industrie per una diminuzione sensibile dell’uso degli imballaggi eliminando la plastica fino al 70% entro 2 anni. Ripulire i fondali di tutti i fiumi e i laghi e disotterrare le terre dove sappiamo esserci materiale pericoloso. A livello nazionale poi occorre rivedere tutta la rete fognaria, i nostri mari stanno ricevendo tutt’ora scarti abusivi. Era il 24 aprile 2007, il II governo Prodi veniva delegato al riordino, coordinamento e integrazione della disciplina dei delitti contro l’ambiente con l’inserimento nel Libro Secondo del Codice Penale del Titolo VI-bis intitolato “Dei delitti contro l’ambiente“. Il consiglio dei ministri approvava il disegno di legge concernente il disastro ambientale, inquinamento ambientale, alterazione del patrimonio naturale, della flora e della fauna, traffico illecito di rifiuti, traffico di materiale radioattivo o nucleare: dopo pochi giorni dalla riunione, il II governo Prodi cadeva.

Ricordiamo anche: “Il nucleare in Italia costa ai contribuenti 3,7 miliardi di euro solo per la gestione della Sogin, a cui vanno aggiunti ogni 14 mesi di ritardo nello smantellamento dei siti nucleari un costo aggiuntivo di circa 150 milioni scaricato sulla bolletta elettrica. L’opera di smantellamento delle ex centrali nucleari da parte di Sogin si sarebbe dovuto concludere nel 2010 e invece non è ancora nemmeno cominciato e ora si parla del 2036.

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