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Vietati gli aiuti di Stato, ma non per tutti. Mise, un ministero inutile?

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Il Ministero dello Sviluppo Economico: ”la vigente normativa europea in materia aiuti di Stato, impedisce a qualsiasi amministrazione pubblica, interventi di siffatta natura”. Dopo mesi di frustrazione e speranza, ora i lavoratori della Zanardi si domandano: a cosa serve il MISE? Invitalia? La Cooperazione Finanza Impresa di cui il MISE è socio? In questi giorni il ministro Padoan davanti ai rappresentanti di 28 Paesi membri parlava della necessità di ”ammorbidire” la normativa che vieta gli aiuti di Stato quando proprio l’Italia è stata più volte pizzicata e deferita per la pratica scorretta di questi aiuti; a luglio scorso, la Commissione Ue ha deferito Roma alla Corte di giustizia europea per non avere recuperato i 360 milioni di aiuti di Stato illegali concessi alla società dei servizi di terra controllata da Sea. Oppure quando, lo scorso ottobre, l’Italia è stata multata di 16,5 milioni per gli sgravi contributivi del pacchetto Treu. A giugno la Commissione ha inviato al governo una lettera in cui chiede entro il 22 giugno nuovi documenti sulla ricapitalizzazione che ha visto Poste investire 75 milioni nel capitale di Alitalia.

I dubbi della Commissione sul prestito ponte concesso all’Ilva, il via libera all’uso dei fondi sequestrati dalla magistratura ai Riva e i soldi pubblici usati per la bonifica di aree inquinate dall’acciaieria. Il piano del governo Renzi di temporanea nazionalizzazione del gruppo siderurgico, che dovrebbe passare attraverso l’intervento del Fondo strategico di Cassa depositi e prestiti. La strategia italiana per la banda larga inviata a Bruxelles la quale prevede esplicitamente “contributi pubblici a fondo perduto“ per la realizzazione della rete super veloce dove le grandi compagnie telefoniche senza investire un solo euro guadagneranno fiumi di denaro.

Ecco perchè la UE ha vietato gli aiuti di Stato, per questi e molti altri gravi fatti. Con tutto il divieto imposto dalla UE la Federcontribuenti è certa di continui aiuti di Stato concessi e camuffati da prestiti bancari. Intanto, la Cooperativa Lavoratori Zanardi, nata sulle ceneri del Gruppo Editoriale Zanardi Srl, che ha promesso per iscritto al MISE di rimborsare in 36 mesi un finanziamento da 1 milione di euro, proprio perchè le commesse non mancano, si son visti rifiutare l’aiuto. Forse non a tutti può interessare la vicenda umana di questi lavoratori, ma dovrebbe essere interesse di tutti conoscere la bulimica nullità di alcuni ministeri e società collegate ad essi sul piano aiuti ed incentivi alle realtà imprenditoriali minori o non legate ad interessi politici in crisi. Nel 2011 la Zanardi ha fatto ricorso a un accordo ex art. 67 per il consolido dei debiti, doveva servire per il rilancio dell’azienda. Invece i debiti hanno raggiunto i 25 milioni di euro. 12 milioni verso le banche e 5 milioni verso lo Stato (INPS e IRPEF). Aprire una procedura concorsuale rappresenta normalmente la fine per le aziende e per i lavoratori.

Obiettivo delle procedure concorsuali è quello di presentare un progetto che consenta di liquidare l’azienda consentendo di pagare le spese degli studi professionali che se ne occupano e le cui tariffe sono legate alla situazione debitoria dell’azienda. Più è indebitata e più costa. La legislazione, che avrebbe l’obiettivo di consentire la continuità della aziende, in realtà passa attraverso una serie di adempimenti in cui la burocrazia la fa da padrona e i tempi delle decisioni, che per un’azienda devono essere rapidi diventano lunghissimi. Nessuno di coloro che si è occupato della procedura si è interessato di mantenere i posti di lavoro. Solo la volontà dei lavoratori che non si sono rassegnati a gettare alle ortiche la loro competenza e la loro esperienza ha fatto sì che sia potuta nascere una Cooperativa che vuole tener vivo lo spirito dell’azienda e dare una possibilità di futuro alle persone. Un percorso ad ostacoli! Il sindacato non ha aiutato. Ha creato dubbi e paura. Il Tribunale ha preso tempo mentre le persone volevano cominciare a lavorare perché i clienti chiamavano per far fare dei lavori. Uno Stato tanto strutturato, complicato, quanto inutile.

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