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Disoccupazione e nuove tasse: le larghe intese dalla mente ristretta

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disoccupazione,tasse,governo «L’aumento della disoccupazione significa un numero sempre maggiore di cittadini che non potranno versare le tasse e quindi si renderà nuovamente necessario aumentare le stesse come le imposte. Se si era in mille a pagare adesso ne restano in 10. Ottimo modo di governare un Paese, di studiare manovre fiscali ed economiche per salvare cittadini ed imprese». Con l’aumento delle tasse il crollo dell’occupazione toccherà punte mai raggiunte fino ad oggi. Più il fisco si incattivisce più le entrate tributarie calano.

«Dobbiamo quanto prima defiscalizzare il mondo del lavoro, soprattutto le piccole imprese, le botteghe sotto casa, gli artigiani. La coraggiosa scelta di investire e non taglieggiare chi crea lavoro. Liberare il contante e smetterla di schedare e schiavizzare con la scusa stupida dell’evasione fiscale. Si evade quando ci si sente derubati. Ci dicano una buona volta quanto all’anno dobbiamo versare invece di tergiversare sulle imbecillità capitalistiche». L’incognita sulle aliquote, l’anticipazione dell’Iva, gli acconti da versare, l’isteria nelle stanze dei commercialisti, il costringere migliaia di lavoratori a barcamenarsi, ma in nome di cosa tutto questo?

Del pareggio di bilancio? Della menzogna europeista? «Questo governo non può riformare nulla perchè è difficile mettere d’accordo tutti, specie quando hai obblighi e vincoli segreti, mazzette da onorare; da tutto questo nasce l’esigenza di imporre sempre più tasse, per coprire la mancanza di onestà». Le uniche manovre fatte riguardano il mantenimento delle linee per il consenso delle clientele, nessun governo di larghe intese potrà mai realizzare le riforme necessarie a ridare speranza a chi lavora ma non è più padrone dei propri soldi. Ridando valore al lavoro e a chi crea lavoro, liberando la movimentazione del denaro, semplificando la fiscalizzazione e accorpando le varie categorie per la diversa gestione, in modo tale da eliminare gli enti inutili, il livello di disoccupazione scenderà tanto da non preoccupare più. Infine basta indebitare chi vuole aprire un negozio o una fabbrica. Il lavoro va incentivato defiscalizzando chi apre e assume per i primi 2 anni.

Dove trovare le risorse?

«Una riforma politica capace di ridisegnare totalmente il compito e ruolo non solo del governo, soprattutto di chi lo compone è ciò che dobbiamo fare. Via stipendi e pensioni, il deputato non è un lavoratore, solo un ideologo, quindi 3 mila euro al mese gli sono più che sufficienti. Eliminato ogni tipo di gettone, vitalizio, privilegio. Tutti i membri del governo potranno contare su alloggi pubblici e pernottamenti in alberghi convenzionati. Eliminate assegnazioni di auto, uffici o altro sull’intero territorio nazionale, regola che deve valere per le esose Regioni e Province, ecco alcune idee a cui stiamo lavorando. Abbiamo una idea molto precisa e snella di come dovrebbe essere l’Italia e la proporremo molto presto.»

Per fare questo bisogna tornare al voto, ma sia chiaro, le prossime votazioni dovranno essere a costo zero per i contribuenti e vanno debellate le coalizioni. Chi ha più voti vince.

 

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