ROMA – Più operazioni dichiarate al Fisco e una base imponibile in crescita: il collegamento tra pagamenti elettronici e registratori di cassa riporta al centro del dibattito il contrasto all’evasione e la destinazione delle maggiori entrate. Secondo i dati della Corte dei conti riportati da Fanpage, tra il primo gennaio e il 30 settembre 2026 sono stati trasmessi circa 267,5 milioni di documenti commerciali in più rispetto allo stesso periodo del 2025, con un aumento dell’imponibile, al netto di resi e annulli, di circa 13,5 miliardi di euro. Gli incrementi sono rispettivamente dell’1,9 e del 4,1 per cento.
Una distinzione è però essenziale: i 13,5 miliardi rappresentano l’aumento degli importi dichiarati, non denaro già incassato dallo Stato né una somma interamente riconducibile a evasione recuperata. Per quantificare l’effettivo maggior gettito e valutare il risultato della misura serviranno le liquidazioni periodiche IVA e le dichiarazioni annuali. L’andamento dei prezzi e dei consumi può inoltre concorrere alla crescita registrata.
È su questo scenario che interviene Marco Paccagnella, presidente di Federcontribuenti, favorevole all’impiego della tecnologia per favorire la trasparenza, ma deciso nel chiedere che i risultati si traducano in benefici per i contribuenti.
«Accogliamo con favore questi dati, ma facciamo attenzione a non confondere la repressione dell’evasione con un bancomat automatico per lo Stato», afferma Paccagnella. La richiesta è di destinare le maggiori entrate effettivamente derivanti dall’emersione a una riduzione delle imposte, a partire da lavoratori dipendenti e pensionati: «Adesso quei soldi devono servire a tagliare le tasse a chi le paga sempre».
Per il presidente di Federcontribuenti, la maggiore tracciabilità deve accompagnarsi a un’attenzione concreta verso le piccole attività economiche. «Bene, significa che la trasparenza paga. Ma attenzione: questo non deve diventare un pretesto per vessare la piccola bottega, l’artigiano o il negoziante di vicinato che già soffrono per il caro-energia, l’inflazione e la concorrenza sleale dei colossi del web».
Il punto sollevato dall’associazione riguarda l’equilibrio tra efficacia dei controlli e sostenibilità dell’attività quotidiana. Paccagnella chiede che il contrasto alle irregolarità proceda insieme alla tutela di chi rispetta gli obblighi fiscali e affronta costi di gestione sempre più difficili da sostenere.
Un altro fronte è quello delle commissioni sui pagamenti elettronici. «Noi di Federcontribuenti lo diciamo da anni: la tracciabilità è utile, ma le banche e i circuiti di pagamento continuano a guadagnare commissioni esagerate su ogni singolo caffè o bottiglietta d’acqua pagati con la carta», sostiene il presidente. «Lo Stato si riprende l’IVA, ma chi tutela il negoziante che paga commissioni capestro per incassare i soldi?».
Al riconoscimento dell’utilità dei pagamenti tracciabili si affianca dunque la richiesta di intervenire sui costi che, secondo Federcontribuenti, gravano sugli esercenti anche nelle transazioni di piccolo importo.
La questione centrale resta la destinazione del maggior gettito, una volta accertato. Paccagnella chiede una scelta precisa: «Non possiamo accettare che questi miliardi servano solo a tappare i buchi di bilancio. Chiediamo con forza che il maggior gettito derivante dall’emersione dell’evasione venga interamente utilizzato per una riduzione strutturale dell’IRPEF per i redditi bassi e medi. Chi evadeva deve pagare, ma il cittadino onesto deve finalmente respirare».
Una posizione che lega il recupero delle risorse alla redistribuzione del carico fiscale, con l’obiettivo dichiarato di alleggerire la pressione sui redditi da lavoro e da pensione e di sostenere i contribuenti che adempiono regolarmente.
«La lotta all’evasione non deve essere uno sport per fare cassa quando fa comodo allo Stato, ma uno strumento di giustizia sociale», conclude Paccagnella. «Scontrini collegati sì, ma con sgravi fiscali immediati per chi lavora onestamente ogni giorno».
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