MILANO – I data center sono giganteschi edifici colmi di server e computer che lavorano senza sosta per far funzionare la rete internet, immagazzinare le nostre foto digitali, gestire i pagamenti online e alimentare i sistemi di intelligenza artificiale. Se da un lato queste strutture rappresentano il motore invisibile della vita moderna, dall’altro la letteratura scientifica e gli studi di settore, tra cui i report del Politecnico di Milano e dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, evidenziano numeri da capogiro e conseguenze dirette sulla vita quotidiana della popolazione. In Italia sono già presenti oltre 600 megawatt di capacità installata e quasi il 45% dei data center nazionali si concentra proprio in Lombardia, con previsioni di crescita che entro il 2030 porteranno i consumi elettrici di queste strutture ad assorbire fino a 11 terawattora all’anno, pari al fabbisogno elettrico di oltre quattro milioni di famiglie e a circa il 3% dell’intera domanda energetica italiana. Le richieste totali di nuovi impianti presentate in regione sfiorano una potenza teorica di 11 gigawatt, una cifra impressionante che da sola potrebbe arrivare ad assorbire oltre il 40% dell’elettricità dell’intera Lombardia. Oltre all’impatto energetico, un singolo impianto di grandi dimensioni può arrivare a consumare decine di migliaia di litri d’acqua all’ora per il raffreddamento dei macchinari, provocando la vicinanza alle abitazioni di rumori continui legati alle ventole, il pericolo di blackout per saturazione delle reti elettriche di quartiere, l’innalzamento della temperatura dell’aria nei pressi degli impianti noto come effetto isola di calore, la perdita di suolo verde e il possibile deprezzamento delle case circostanti. La Regione Lombardia ha approvato la nuova Legge Regionale n. 11/2026 per regolare la nascita di questi grandi hub tecnologici sul proprio territorio, ma la norma sta facendo molto discutere e l’associazione Federcontribuenti ha lanciato un forte allarme. Il motivo principale di preoccupazione risiede nel fatto che la legge riconosce l’esistenza di questi gravi rischi per l’ambiente, la rete elettrica e la falda acquifera, ma non stabilisce subito regole rigide e limiti definitivi per chi vuole costruire. La legge infatti rimanda quasi tutte le decisioni operative a future delibere della Giunta Regionale, ovvero a piccoli gruppi di governo e uffici tecnici che decideranno in un secondo momento aspetti fondamentali come le soglie massime di consumo di acqua ed energia, i parametri di valutazione, gli incentivi economici, le riduzioni degli oneri urbanistici e i criteri di compensazione che le aziende dovranno garantire ai Comuni ospitanti. Dal punto di vista giuridico questo meccanismo non è illegittimo, ma sposta tutte le scelte importanti al di fuori del Consiglio Regionale dove le decisioni si prendono in pubblico dibattito, riducendo la trasparenza e lasciando un margine di discrezionalità amministrativa elevatissimo che potrebbe agevolare le richieste dei grandi investitori privati a scapito delle comunità locali. A questo si aggiunge un altro punto critico che riguarda la gestione e il controllo dei consumi: l’articolo 8 della legge crea un tavolo di monitoraggio chiamato Cabina di Regia, ma al suo interno sono rappresentati la Regione, i gestori delle reti e le associazioni di categoria degli investitori, mentre manca del tutto una presenza stabile e paritaria dei rappresentanti dei cittadini, dei consumatori e dei comitati territoriali. Per evitare che questa legge lombarda diventi un modello copiato nel resto d’Italia senza le giuste tutele per la popolazione, Federcontribuenti ha annunciato la nascita di un proprio Osservatorio permanente sulla Legge Regionale Data Center che analizzerà ogni articolo e ogni delibera attuativa attraverso cinque lenti d’analisi fondamentali che sono la legalità, la trasparenza, l’equità tra pubblico e privato, la reale sostenibilità ambientale e la chiarezza sulle responsabilità di governance. L’obiettivo è quello di mettere a disposizione di tutti i Comuni e dei comitati territoriali un supporto legale e tecnico rigido, analogo a quello di una memoria destinata ai giudici amministrativi del TAR o alle commissioni d’esame, per permettere ai cittadini di comprendere esattamente quali vantaggi otterranno le multinazionali, quali rischi si correranno sul territorio e quali argomenti giuridici utilizzare per difendersi e chiedere modifiche concrete a tutela dell’interesse collettivo.

—
AIUTACI AD AIUTARE
Abbiamo rifiutato da sempre i finanziamenti pubblici previsti per le grandi Associazioni perché, la nostra politica, prevede di sedere al tavolo
dei cittadini e non dei politici. Oltre all'assistenza e alla tutela in tutte e le sedi per quanto riguarda il diritto bancario,
fiscale, tributario, commerciale verso contribuenti, utenti e consumatori il nostro impegno é anche di dotare i nostri iscritti di servizi importanti nel
pieno rispetto del Codice del Consumatore.
Entra in Federcontribuenti e troverai un mondo di servizi, tutela e offerte senza sorprese.
Sostienici → Iscriviti →