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Fondo indennizzo risparmiatori: il termine del 26 luglio è saltato e si dovrà aspettare un decreto del MEF.

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Fondo indennizzo risparmiatori: il termine del 26 luglio è saltato e si dovrà aspettare un decreto del MEF per iniziare a presentare le domande di indennizzo.

Federcontribuenti: ”modificata la norma sui rimborsi, invitiamo a prestare la massima attenzione nella compilazione delle domande o si rischia di restare fuori dal ristoro. Stanziati in totale 1,575 miliardi di euro. Il Fondo chiamato a risarcire i risparmiatori che hanno subito un pregiudizio da parte di banche nel periodo 17 novembre 2015 – 31 dicembre 2017. La piattaforma CONSAP doveva essere già attiva e ora si rimanda di settimane, poi si dovranno attendere altri 180 giorni per la ricezione di tutte le domande e poi? Quanti anni per riconoscere gli indennizzi?”

A differenza dell’azionista che sa benissimo di apportare capitale di rischio, l’obbligazionista è chiamato – od obbligato a fronte di una richiesta di liquidità – a prestare fondi alla banca. ”Si ricorda che questi obbligazionisti vennero ingannati in quanto non adeguatamente informati sullo stato economico delle banche coinvolte”. In tutto parliamo di 349 mila piccoli risparmiatori che si son visti vedere andare in fumo i propri risparmi. Pertanto ” il MEF ha il dovere di risarcire per primi gli obbligazionisti, al di la del patrimonio immobiliare fissato a 100mila euro o con reddito complessivo imponibile ai fini Irpef inferiore a 35mila euro nel 2018.

L’indennizzo non sarà automatico.

Il ristoro sarà concesso solo se saranno accertate violazioni massive degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza, buona fede oggettiva e trasparenza il cosiddetto misselling.

A gestire le domande e i rimborsi sarà una commissione tecnica istituita da Consap. ”Ricordiamo alla commissione tecnica che queste banche ( Banca Etruria, Banca delle Marche, Cassa di risparmio della Provincia di Chieti, Cassa di risparmio di Ferrara, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca e le loro controllate ) tentarono di far cassa sulla pelle dei risparmaitori nel mentre erano consapevoli del grave stato di disgrazia dei propri conti. Questo dato di per sé basterebbe ad accogliere le domande di tutti gli ingannati”.

Invece dovrà essere il risparmiatore a dover dimostrare di essere stato raggirato o obbligato a fare un determinato investimento. Inoltre, i risparmiatori dovranno vedersela anche con un complesso iter burocratico. ”Dalla data di pubblicazione di consegna domande si avranno 180 giorni di tempo per inviare la propria. Nell’atto della compilazione della domanda di indennizzo i risparmiatori dovranno allegare numerosi documenti come le dichiarazioni, oltre alle copie “di eventuale documentazione bancaria o amministrativa o giudiziale utile ai fini dell’accertamento delle violazioni massive” del Testo unico della finanza “che hanno causato il danno ingiusto ai risparmiatori”.

L’indennizzo per gli azionisti sarà pari al massimo al 30% del costo di acquisto delle azioni con un limite massimo di 100.000 euro per risparmiatore. Per gli obbligazionisti la percentuale sarà del 95% del costo di acquisto entro il limite massimo di 100.000 euro per ciascun risparmiatore.

Consigli pratici

”Nel decreto attuativo sono stati indicati casi in cui è palese il mancato rispetto delle regole del TUF: la mancanza del profilo Mifid, o un profilo Mifid non adeguato rispetto alla rischiosità delle azioni o ancora la vendita di azioni e obbligazioni per poter avere accesso a un mutuo o un finanziamento, sono considerati comportamenti non adeguati rispetto alle disposizioni. Se avete dubbi sulla compilazione della domanda di indennizzo potete contattare l’associazione”.

Una giusta riflessione del Presidente della Federcontribuenti, Marco Paccagnella: ”La TAV ha aspettato 30 anni, gli F35 possono aspettare visto che non ci sono guerre imminenti, intanto risarciamo i risparmiatori truffati anche perché molti di loro hanno già perso la propria attività a seguito dell’inganno che li ha visti e resi vittime. Voglio segnalare anche la poca pubblicità e informazione sul dove e come e quando presentare la domanda di indennizzo quando si dovrebbe fare una pubblicità istituzionale da mandare su tutti i canali fino alla data di presentazione. Sembra fatto tutto apposta”.

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