ROMA – Per una piccola partita IVA, vedersi contestare a distanza di anni l’accesso al regime forfettario può significare dover rivedere conti che si ritenevano chiusi. Per chi ha aderito alla rottamazione delle cartelle, il problema è riuscire a rispettare le scadenze anche quando gli incassi rallentano. Sono due vicende distinte, ma pongono la stessa domanda al Governo. Come garantire il recupero delle somme dovute senza mettere in difficoltà chi ha lavorato in buona fede o sta cercando di regolarizzare la propria posizione?
Sul fronte del forfettario, le contestazioni segnalate riguardano la compatibilità del regime agevolato con le partecipazioni in società di persone, come Snc e Sas. Quando il regime viene disconosciuto per annualità passate, le conseguenze possono comprendere il ricalcolo delle imposte, il recupero dell’IVA e l’applicazione di sanzioni e interessi. Chi ha dichiarato la propria partecipazione e riteneva di aver rispettato le condizioni di accesso deve poter capire quali fatti gli vengono contestati, quale criterio è stato applicato e come far valere le proprie ragioni.
Per la rottamazione-quinquies, nel caso di rateizzazione, l’omesso o insufficiente versamento di due rate, anche non consecutive, può far perdere i benefici. La tolleranza di cinque giorni riguarda soltanto la rata unica o l’ultima rata del piano. In caso di decadenza, le somme già versate valgono come acconto sul debito complessivo e la riscossione può riprendere.
Per una microimpresa che aspetta il saldo di una fattura, due scadenze mancate possono bastare a far saltare un piano che avrebbe potuto portare a termine. Una misura di definizione agevolata si giudica anche da quanti riescono a completarla.
Al Governo si chiede di valutare una moratoria mirata sulle cartelle per chi documenta una difficoltà temporanea. Sul versante dei controlli, servono criteri trasparenti e sanzioni proporzionate, tenendo conto della condotta del contribuente e della buona fede.
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