Roma, 28 AGOSTO — Settantamila nuovi alberi piantati, ma con un’età media di appena 3–5 anni; circa 30 mila alberi abbattuti, molti dei quali con 50–70 anni di vita. E, secondo la nostra elaborazione, un saldo negativo che arriva a circa 320 tonnellate di CO₂ e le tonnellate di CO2 sono per anno, per tornare in pareggio servono 10 15 anni. È davvero questo il modello di Roma “green”? Federcontribuenti Roma chiede al Campidoglio di rendere pubblico il bilancio ambientale complessivo delle operazioni sul patrimonio arboreo della Capitale, andando oltre il semplice conteggio delle nuove piantumazioni.
Perché 70 mila alberi giovani non equivalgono automaticamente, dal punto di vista ambientale, a 30 mila alberi adulti abbattuti.
“La letteratura scientifica evidenzia infatti – fa notare Federcontribuenti Roma – che gli alberi maturi possiedono una quantità di biomassa e di carbonio stoccato molto superiore rispetto agli alberi giovani e forniscono servizi ecosistemici importanti, dal sequestro del carbonio all’ombreggiamento e alla mitigazione delle temperature urbane. C’è poi il problema della sopravvivenza. Se degli alberi appena piantati sopravvive soltanto il 40–45%, il numero nominale delle nuove piantumazioni non può essere utilizzato come indicatore sufficiente del risultato ambientale. Il dato che conta è quanti alberi arrivano effettivamente a maturità e quale biomassa sviluppano nel tempo.
Il verde urbano non si misura contando le buche scavate per piantare alberelli, ma misurando il patrimonio arboreo realmente presente e la sua capacità di fornire servizi ambientali”.
“Anche il bilancio della CO₂ deve essere effettuato correttamente. Le metodologie internazionali – sottolinea la nota -considerano non soltanto il carbonio presente negli alberi, ma anche quello eventualmente trasferito nei prodotti legnosi e le emissioni associate alla loro gestione e destinazione finale”.
Per questo Federcontribuenti Roma chiede:
quanti dei 70 mila alberi piantati sono ancora vivi oggi; quale sia la loro età, specie, dimensione e biomassa; quanti e quali alberi dei circa 30 mila abbattuti avessero 50, 60 o 70 anni; quale fosse la quantità di carbonio stoccata negli alberi abbattuti; quale sia il destino del legname risultante dagli abbattimenti; quale sia il saldo netto di CO₂ considerando abbattimenti, nuove piantumazioni, mortalità delle giovani piante, manutenzione, trasporto e destinazione del legname. Detto cio’, “Il principio è semplice: non è sufficiente piantare più alberi di quanti se ne abbattono se quelli piantati sono molto giovani, una quota consistente non sopravvive e contemporaneamente viene eliminata una grande quantità di biomassa accumulata in decenni – scrive Federcontribuenti – e dunque, la domanda non è quanti alberi siano stati piantati, ma quale patrimonio arboreo e quale capacità di assorbimento della CO₂ abbia realmente oggi la Capitale rispetto a prima degli interventi. Se il saldo certificato è effettivamente di +320 tonnellate di CO₂ in atmosfera, come emerge dalla nostra elaborazione, allora chiamare automaticamente l’operazione “green” sarebbe quantomeno discutibile.
Roma – conclude l’associazione dei consumatori – ha bisogno di più alberi, ma soprattutto di alberi vivi, adulti, sani e capaci di svolgere nel tempo la loro funzione ambientale”.