ROMA, 16 AGOSTO – “I PFAS non sono un problema confinato alle aree industriali o ai laboratori. Sono sostanze estremamente persistenti che possono entrare nell’ambiente, contaminare acqua e suolo e raggiungere la catena alimentare. Per questo l’agricoltura non può diventare il punto cieco dell’emergenza PFAS”. È la denuncia di Federcontribuenti, che chiede di alzare il livello di attenzione sulla presenza delle cosiddette “sostanze chimiche eterne” nella filiera agroalimentare italiana. I PFAS costituiscono una vasta famiglia di sostanze chimiche sintetiche caratterizzate da un’elevata persistenza nell’ambiente. Secondo l’EFSA, gli alimenti possono essere contaminati attraverso terreni e acque contaminate, mentre le sostanze possono trasferirsi anche attraverso mangimi e acqua agli animali destinati alla produzione alimentare. “Il punto non è creare allarmismo – sottolinea Federcontribuenti – ma impedire che l’assenza o l’insufficienza di controlli venga scambiata per assenza del problema. Quando una sostanza è persistente, può muoversi nell’ambiente e arrivare alla catena alimentare, la prevenzione deve venire prima dell’emergenza”.
L’attenzione delle istituzioni europee, del resto, è in aumento. La Commissione europea ha previsto livelli massimi per alcuni PFAS negli alimenti e ha indicato la necessità di verificare, in caso di contaminazioni, anche mangimi, acqua di abbeveraggio e suolo. Nel giugno 2026 la Commissione ha inoltre adottato una nuova raccomandazione per il monitoraggio dei PFAS nei mangimi. “Non possiamo permetterci di scoprire una contaminazione soltanto quando il contaminante è già arrivato nel piatto dei cittadini. Occorre conoscere prima cosa c’è nell’acqua utilizzata per irrigare, nei terreni agricoli, nei mangimi e negli alimenti”. Federcontribuenti chiede quindi un sistema di monitoraggio trasparente e omogeneo, con controlli indipendenti e pubblicazione dei risultati, una mappatura delle aree potenzialmente interessate dalla contaminazione e procedure rapide per intervenire quando vengono rilevate concentrazioni preoccupanti. “Non possiamo chiedere agli agricoltori di garantire qualità e sicurezza – conclude Federcontribuenti – se prima non garantiamo loro acqua e terreni sicuri. E non possiamo chiedere ai consumatori di fidarsi della filiera agroalimentare se non siamo in grado di dire con chiarezza dove sono presenti i PFAS, da dove arrivano e quali misure vengono adottate per arrivare ad eliminare questi elementi chimici dannosi”.
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