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Corruzione nella Pubblica Amministrazione: costa 10 mila euro a famiglia

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La corruzione nasce dal caos burocratico per arrivare ad occuparsi degli appalti e delle opere pubbliche dove ancora viva e presente è la stretta collaborazione tra mafia e pezzi di Stato. Federcontribuenti: ”la cultura della legalità muore ogni volta un insegnante o un giudice cambiano un voto o una sentenza in nome di denaro o scambio di favori. La corruzione è intrinseca nell’italiano?”

”Tutto era cominciato un mattino d’inverno, il 17 febbraio 1992, quando, con un mandato d’arresto, una vettura dal lampeggiante azzurro si era fermata al Pio Albergo Trivulzio e prelevava il presidente, l’ingegner Mario Chiesa, esponente del Partito Socialista Italiano con l’ambizione di diventare sindaco di Milano. Lo pescano mentre ha appena intascato una bustarella di sette milioni dal proprietario di una piccola azienda di pulizie che, come altri fornitori, deve versare il suo obolo, il 10% dell’appalto che in quel caso ammontava a 140 milioni”. Seguirono 500 condanne.

Anno 2018, non è cambiato nulla.

Il tracollo delle condanne contro la corruzione è l’effetto della legge ex-Cirielli che dimezzando i termini ha reso impunibili corrotti e corruttori.

La corruzione ha un costo quantificato in 10 mila euro di reddito in meno a famiglia italiana.

La corruzione la troviamo nel traffico illecito di rifiuti, nell’abusivismo edilizio con il rilascio di concessioni illegittime; i corruttori sono gli amministratori pubblici i rappresentanti politici i funzionari incaricati di rilasciare autorizzazioni o di effettuare controlli.

Dal 1° gennaio 2016 al 31 maggio 2017 ci sono state 320 arresti su 820 denunce per reati contro l’ambiente tramite corruzione.

”Pensiamo alle persone morte a causa delle tangenti, – ricorda il Presidente della Federcontribuenti, Marco Paccagnella -, quando la corruzione dequalifica una scelta urbanistica o compra una concessione edilizia o zittisce un controllo mette in pericolo la popolazione”.

Ricordiamo anche fatti più recenti come l’Expo, il Mose, la Tav, Mafia Capitale, la Salerno-Reggio Calabria: ”non c’è opera pubblica che non abbia la propria inchiesta per corruzione”.

In Italia lo spread tra il valore di quello che viene acquistato dallo Stato e il prezzo pagato sono quelle 10 mila euro all’anno a famiglia italiana in meno. ”Dopo Mani Pulite i costi a carico dello Stato per le opere calarono fino al 45%, passato lo scandalo tornano a salire triplicandosi. Dall’ultimo Rapporto della Commissione europea sulla corruzione è risultato che per la TAV l’Italia ha speso 6 volte in più della media europea”.

La corruzione è anche evasione fiscale, ” parliamo di soldi dati in nero o per fatture quintuplicate”.

L’Erario ha subito un danno pari a ” 5,3 miliardi tra sprechi e gestioni non corrette di fondi pubblici”. Attualmente sono 8.067 i soggetti segnalati alla magistratura contabile, 2.058 accertamenti svolti su delega della Corte dei Conti.

Solo 241 arresti su oltre 1.600 denunce, ”segno che non funziona la magistratura come lo Stato disattento o connivente”.

Il nuovo codice in materia di appalti e concessioni ha risolto il problema?

”Non lo ha nemmeno sfiorato – incide Paccagnella – Un codice copiato ma mai attuato, manca totalmente la cultura della legalità. La presenza dell’ANAC non è bastata a scoprire la corruzione nascosta da amministratori scaltri che sanno muoversi tra il caos delle procedure burocratiche. Per quanto ci riguarda, – provoca Paccagnella -, visto l’andazzo eviteremmo in futuro di dare soldi alle Regioni per farli gestire da un comitato parlamentare composto da 10 deputati da rendere penalmente perseguibili in caso di mancanze o ruberie. Guardiamo poi al titolo V, di come ha caricato di un’eccessiva burocratizzazione i meccanismi decisionali regionali e i rapporti Stato-Regioni, moltiplicando i centri di spesa e agevolando la corruzione”. La parola d’ordine è semplificare.

Quella connivenza tra politica e criminalità organizzata è molto più di un sospetto, è la realtà assaporata ad Ostia come a Roma, in Liguria, in Lombardia, in Campania e in Abruzzo e nelle altre Regioni perchè proprio le opere pubbliche, la gestione dei rifiuti o delle energie rinnovabili o nel rifornire di beni ospedali o scuole o comuni sono i luoghi dove la corruzione prolifica.

La corruzione nel nostro Paese ha metastasi ovunque, anche nel privato e lo dimostrano le denunce che piovono da più parti.

Conclude Paccagnella, ”espropriazione di tutti i beni mobili e immobili, precedenza nelle aule di tribunale per processi contro la corruzione, interdizione perpetua dai pubblici uffici, incandidabilità a vita”.

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