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Sotto accusa anche gli studi per la prevenzione sismica, oltre ai fondi per la ricostruzione

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Non è vero che in Italia non si fa prevenzione antisismica, se ne fa anche troppa e così sotto accusa oltre alla gestione criminale dei fondi per la ricostruzione post terremoto ci finiscono anche gli studi per la prevenzione sismica dei territori. Federcontribuenti: ”spendiamo ogni anno milioni di euro per studi già svolti e che non sono suscettibili di variazioni annuali”.

Soldi per ricostruire e soldi per lo studio di una prevenzione lacunosa.

Ogni anno alla Protezione Civile sono riconosciuti dei contributi per gli interventi di prevenzione del rischio sismico e ogni anno le Regioni fanno richiesta di questi fondi, che ottengono, necessari alla prevenzione sismica inclusi studi di microzonazione sismica. Nel 2015 la sola Regione Lazio per questi studi ha speso un totale cumulativo pari a 982.250 mila euro. I finanziamenti alla prevenzione sono un fatto dovuto perchè dal 1998 esiste un decreto legislativo che obbliga l’adeguamento antisismico in tutti i comuni italiani classificati nelle aree maggiormente sismiche identificati in zona 1, 2 e 3, per la 4 non c’è obbligo. Accumuli e Amatrice erano nella zona 1, quella più a rischio.

In sintesi succede questo.

Lo Stato mette a disposizione ogni anno alla Protezione Civile diciamo 100 euro per la prevenzione sismica. Le singole Regioni, ogni anno, chiedono un tot di fondi per comune da destinare allo studio antisismico e adeguamento strutturale degli edifici pubblici e privati e alle infrastrutture.

La protezione Civile spartisce questi 100 euro per Regione utilizzando criteri di concessione non sempre in linea con la classificazione sismica della zona richiedente, capita che una zona a rischio basso prenda più di una zona a rischio elevatissimo.

La Regione utilizza il 60% dei fondi ottenuti per lo studio di microzonazione sismica – ogni anno – e così resta ben poco per gli interventi strutturali veri e propri che, tra l’altro, vengono affidati a società non sempre in regola con la documentazione antimafia e non sempre eseguiti come andrebbero eseguiti, chi controlla? La normativa parla chiaro: ”durante le fasi di esecuzione dei lavori, il Direttore dei Lavori dovrà predisporre e compilare il Quaderno dei Lavori al fine di documentare l’esecuzione degli interventi anche per le fasi del collaudo in corso d’opera”.

Invece per l’adeguamento antisismico delle proprietà private funziona così: ” per ogni stato di avanzamento il Beneficiario del finanziamento dovrà presentare le fatture di pagamento dell’impresa esecutrice, la presentazione del SAL da parte dei Direttore dei Lavori e la documentazione fotografica dei lavori eseguiti. I finanziamenti sono a lordo delle imposte e comprensivi della progettazione definitiva e esecutiva, della Direzione Lavori, dei lavori di sismico Intervento Strutturale, delle parcelle professionali, dei costi delle indagini tecniche, dell’IVA ed degli oneri previdenziali. Quindi se un privato si vedrà concedere quelle famose 100 euro, più della metà serviranno a versare le tasse e pagare i professionisti e con il restante fare l’adeguamento antisismico. Insomma, il 60% dei fondi servono, per pubblici e privati, a pagare spese accessorie che tolgono soldi al lavoro vero e proprio e quello più necessario”.

Quanto costa l’adeguamento antisismico?

La Protezione Civile stabilisce: ”per gli interventi di rafforzamento locale o di miglioramento sismico, o, di demolizione e ricostruzione, il costo di intervento, inclusi i costi delle spese tecniche, delle finiture e degli impianti strettamente connessi all’esecuzione delle opere strutturali, è determinato nella seguente misura massima, comprensiva di IVA: rafforzamento locale 100 euro per ogni mc di volume lordo; 375 euro per ogni mq di impalcato di ponte soggetto ad interventi. Miglioramento sismico: 150 euro per ogni mc di volume lordo; 562,50 euro per ogni mq di impalcato di ponte soggetto ad interventi. Demolizione e ricostruzione: 200 euro per ogni mc di volume lordo di edificio, 750 euro per ogni mq di impalcato di ponte soggetto ad interventi.

Queste sono le cifre indicative per presentare proposte di appalto.

”In questi giorni abbiamo sentito spesso prendere ad esempio il Giappone, – dice Marco Paccagnella, presidente di Federcontribuenti -, eppure con tutti i soldi spesi dal 97 ad oggi nemmeno un terremoto del nono grado dovrebbe spaventarci. ‘Gli esperti dicono che abbiamo circa 3 anni di tempo prima che un altro sisma mieta vittime. In questo arco di tempo dobbiamo vincere la scommessa e mettere in sicurezza proprietà private, pubbliche e infrastrutture. Renzi deve in tempi strettissimi nominare un pool per il coordinamento a livello nazionale eliminando così il rischio di vedersi sottrarre risorse pubbliche perchè cadute in mani sporche”.

Circa 3 miliardi di euro, tra fondi garantiti dal governo e fondi frutto della generosità dei cittadini, sono un malloppo che richiama speculatori come il miele gli orsi. ”Lo abbiamo visto con l’Aquila, ancor prima con l’Irpinia e via via in tutte le situazioni di emergenza troviamo società nate per l’occasione o già esistenti che si sono aggiudicate appalti e soldi senza passare per gli adeguati controlli. Non c’è politico, più o meno importante che non abbia al suo seguito imprenditori amici che garantiscono voti e regali. Per questo si deve nominare un pool, pochi nomi e responsabilità certe. La nostra protezione civile è una macchina da salvaguardare perchè capace di farci sentire fieri, ma la classe dirigente è soggetta ad avvicinamenti spesso scandalosi che ne minano l’integrità morale”.

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