Federcontribuenti denuncia con forza l’inaccettabile ed ennesima distorsione fiscale ai danni degli Agenti di Commercio e dei Promotori Finanziari: una tassazione selvaggia e incostituzionale che sottrae risorse vitali alla previdenza obbligatoria, calpestando aperto l’articolo 38 della Costituzione e abusando dell’autofinanziamento dei lavoratori. Lo Stato italiano ha il dovere morale e giuridico di tutelare il futuro previdenziale dei propri cittadini, invece di fare cassa abusivamente sul loro risparmio obbligatorio. Nonostante il Consiglio di Stato abbia solennemente riconosciuto la funzione pubblica delegata svolta da Enasarco — del tutto analoga a quella dell’INPS —, si continua ad applicare un odioso e discriminatorio doppiopesismo: l’INPS, considerato diretta promanazione statale, è totalmente esente da imposte sui rendimenti, mentre sui frutti degli investimenti destinati alle pensioni future degli iscritti Enasarco viene applicato un prelievo fiscale predatore di ben 40–50 milioni di euro all’anno. Si tratta di un vero e proprio scippo di Stato che cancella il principio di uguaglianza, viola le norme della CEDU sulla tutela del patrimonio e manda in frantumi il legittimo affidamento dei contribuenti. È un paradosso istituzionale devastante: Enasarco investe i contributi interamente versati dai propri iscritti per generare la ricchezza necessaria a garantire l’adeguatezza degli assegni futuri, ma lo Stato tratta e tassa questi rendimenti alla stregua di speculazioni private, finendo per “tassare se stesso” e prosciugare le riserve della previdenza obbligatoria. Questo sistema d’imposizione aberrante alimenta direttamente l’impoverimento della categoria e colpisce in modo spietato le fasce più deboli ed esposte: in primis chi ha cessato l’attività prima del 1998 con 15 anni di contributi versati e si vede negato persino lo scivolo al diritto a pensione, ed in secondo luogo chi è uscito dal mercato del lavoro prima del 1998 senza alcuna rivalutazione della base pensionabile, condannato a percepire pensioni da fame calcolate con quote nominali ferme a un terzo di secolo fa e ridotte ad appena un quinto del dovuto. Di fronte a questo quadro di palese incostituzionalità e ingiustizia sociale, Federcontribuenti esige che il Governo intervenga immediatamente per restituire il maltolto ed eliminare questo prelievo illegittimo; un atto di equità e civiltà giuridica che, secondo i rilievi ufficiali della Corte dei Conti nella Relazione 2018, richiederebbe una copertura di soli 14 milioni di euro annui per sanare le posizioni più drammatiche. Lo Stato interrompa immediatamente questa condotta speculativa: le pensioni degli italiani sono sacre e autofinanziate, e le istituzioni devono proteggere i lavoratori, non lucrare sul loro futuro!
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