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Ex imprenditore metalmeccanico vittima del capitalismo e delle banche

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Ex imprenditore metalmeccanico dopo 50 anni di attività cade vittima del sistema capitalistico e bancario. Perde l’azienda, tutti i risparmi di una vita e l’unica casa di proprietà. ”La nostra azienda era leader nella segnaletica stradale, lavoravamo per lo Stato, ora ci hanno distrutto. Producevamo il 70% della segnaletica nazionale”.

Da piccoli artigiani ad azienda florida con un capitale di 5 milioni di euro, ”gran parte degli utili li investivamo nell’impresa. Abbiamo sempre puntato sull’innovazione, facevamo impresa”. Di colpo qualcosa cambia, l’azienda leader conosce l’epoca degli appalti pubblici; lo Stato inizia a non tutelare più questa e tutte le altre aziende lontane dalle lobbies da cui dipendono e a cui concedono appalti su appalti anche per servizi o strutture spesso inutili. Il sistema semplice e assassino: gli Enti non pagavano più se non in estenuante ritardo, intanto le banche lucravano sulle esposizioni creditizie scavandogli attorno un fossato che alla fine li ha inghiottiti. La scusa usata dalla PA? Ad esempio il patto di stabilità. Lavori commissionati, consegnati e mai pagati.

”Ci eravamo resi conto che la segnaletica stradale veniva sempre più affidata a ditte o aziende sbucate dal nulla che non consegnavano segnaletica a norma di legge, tanto che inviammo relazione al Ministero dei Trasporti, un suo funzionario così ci rispondeva: ”non portavamo voti alla politica e non permettevamo un meritevole mercato di tangenti”.

Questa azienda di segnaletica stradale faceva regolari operazioni di import extra CEE di materie prime e pagavano nei termini consentiti le spese per i diritti doganali come le tasse, scoprirono che le agenzie che incassavano cash dall’azienda avevano stipulato con le dogane contratti di dilazionamento. Le dogane per garantirsi l’incasso richiedevano fideiussioni assicurative, queste agenzie che dovevano sdoganare la merce per conto dello Stato e puntualmente pagate dall’azienda importatrice non versavano le somme e quindi toccava all’azienda pagare le fideiussioni. Pagavano due volte lo sdoganamento per l’uscita e entrata delle merci.

”Se una azienda ha buchi finanziari, o perchè c’è crisi sul mercato o perchè, come noi, si hanno incassi mai ricevuti, lo Stato non interviene a fermare le banche che accendono i motori annusando come iene i prossimi cadaveri. No, lo Stato non fa altro che assicurarsi che tu, moribondo e non per colpa tua, paghi regolarmente le tasse e versi l’IVA fin quando hai respiro”.

”Ci occupiamo degli scandali legati alla pubblica amministrazione solo quando scoppiano, ma mai ci interroghiamo dove nasce il fenomeno che genera questi mostri, – commenta il presidente della Federcontribuenti, Marco Paccagnella -. La democrazia dovrebbe essere quel pilastro sociale e politico che ci rende tutti uguali davanti alla legge. Detto questo è facile intuire i limiti attuali nel nostro sistema dove abbiamo chi ordina e chi subisce. L’idea di una forma di democrazia si è trasformata nella tirannia più feroce e assoluta poiché non è vero che i cittadini possono esprimersi attraverso il voto, quindi annullando gli effetti nefasti di una legislazione, è vero tutt’altro, cioè che i tiranni son riusciti a farsi consegnare democraticamente il potere annullando di fatto il concetto stesso di democrazia. Pensare quindi di debellare la tirannia mediante il voto significa rendere eterno il sistema tiranno in un ciclo perpetuo. Si ottiene la democrazia mediante il voto quando, l’eletto, è controllato e supervisionato da un sistema scritto di regole e leggi che lo rendono uguale al cittadino in una aula di tribunale. Per ottenere ciò occorre spogliare l’eletto degli attuali poteri, ridimensionare il suo raggio d’azione, proibirgli di disporre di quegli strumenti che lo rendono, appunto, un tiranno. Per concludere l’elettore deve tornare sovrano e l’eletto perseguibile ai comuni termini di legge.”

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