Roma, 27 luglio -La denuncia di Federcontribuenti sulla gestione delle liste d’attesa della Sanità pubblica mette a nudo una gravissima criticità strutturale del nostro Servizio Sanitario Nazionale, trasformando quello che dovrebbe essere un monitoraggio trasparente in ciò che l’associazione definisce un vero e proprio “inganno di Stato”. Al centro della polemica c’è il Bollettino n. 0 della Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa curato da Agenas: un documento che, secondo la sigla delle tutele dei contribuenti, non restituisce un quadro fedele della realtà ma si limita a fotografare solo una minima parte del problema. Il nodo principale risiede nel fatto che le rilevazioni provengono direttamente dalle medesime strutture sanitarie senza prevedere alcuna verifica indipendente, correndo il concreto rischio di rendere invisibili migliaia di cittadini che non riescono nemmeno a completare il primo step del sistema di prenotazione. Come sottolineato dal direttore generale di Federcontribuenti, Stefano Vergani, se un monitoraggio non è verificabile si riduce a mera burocrazia autoreferenziale, incapace di considerare il calvario quotidiano fatto di call center perennemente intasati, portali online inefficienti, barriere digitali per gli anziani e le progressive difficoltà logistiche generate dall’accorpamento dei presidi sanitari, che spesso costringono i pazienti a percorrere fino a 80 chilometri per una singola visita specialistica. Il cortocircuito statistico nasce dal fatto che il sistema calcola esclusivamente i tempi di chi riesce a entrare nel CUP, mentre chi rinuncia o viene respinto a monte scompare dai report ufficiali. La dimensione reale di questo fenomeno trova conferma nei dati nazionali sulla salute: secondo le ultime rilevazioni Istat ed Eurostat, oltre 4,5 milioni di italiani sono costretti a rinunciare alle cure mediche ogni anno per motivi economici o per l’eccessiva lunghezza dei tempi di attesa, con la spesa sanitaria “out-of-pocket” (pagata di tasca propria dai cittadini verso le strutture private) che ha superato la cifra record di 40 miliardi di euro annui. A fronte di questa paralisi, Federcontribuenti ricorda il ruolo fondamentale svolto già dal 2025 dagli sportelli ACLI, che attraverso procedure d’urgenza previste dalla legge (come il ricorso all’attività intramoenia senza costi aggiuntivi per l’utente in caso di sforamento dei tempi massimi) hanno permesso a tantissimi utenti di ottenere le prestazioni dovute, rivalendosi su normative esistenti che le ASL si guardano bene dal pubblicizzare. In un contesto segnato da profonde spaccature territoriali tra Nord e Sud e da marcate ambiguità nei criteri con cui le ASL misurano la “prima proposta” di appuntamento per far quadrare i numeri, l’associazione individua tre azioni non più rinviabili: l’istituzione di un monitoraggio indipendente affidato a verificatori terzi, l’adozione di indicatori epidemiologici e di accessibilità reale (che traccino anche il “tempo di tentata prenotazione”) e l’attivazione di una presa in carico diretta del cittadino, affinché il diritto costituzionale alla salute torni a essere una garanzia concreta per tutti e non un semplice artificio contabile delle statistiche di bilancio.