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Liguria schiava dell’ndrangheta. Fate presto

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L’ndrangheta padroneggia nella Regione Liguria da così tanti anni da essere diventata parte integrante del territorio. Lo affermano preoccupati il presidente dell’Anticorruzione Cantone, il presidente Toti e anche il SIAP (Sindacato Italiano Appartenenti Polizia di Stato). Federcontribuenti: ”tutti denunciamo da anni un anomalo silenzio sulle mafie in Liguria. Ora temiamo anche per la ricostruzione del ponte Morandi”. Il deputato Roberto Traversi: ”sto seguendo personalmente Nadia Gentilini vittima bianca della mafia genovese. La sua indagine si è inceppata in un rapporto trasverso tra procura di Torino e tra il tribunale di Genova e dobbiamo capire perché”. Intanto, pochi giorni fa la corte d’appello ha condannato in secondo grado a sei anni ciascuno per associazione per delinquere di stampo mafioso i quattro imputati finiti alla sbarra perché considerati, dalla magistratura inquirente, i boss tra Ventimiglia e Bordighera: la sentenza riconosce la presenza della ‘Ndrangheta in questi territori, dove sono stati sciolti anche Comuni per mafia.

”Chiediamo al Ministro degli Interni Matteo Salvini di intervenire nel più breve tempo possibile e , contemporaneamente, alla commissione parlamentare antimafia di occuparsi di quei faldoni dimenticati nei loro cassetti. La Liguria va liberata dalla ‘ndrangheta”. Occorrono fondi immediati anche per dar corpo e potere alla Squadra Mobile della Questura di Genova in collaborazione con le Sezioni delle Squadre Mobili della Liguria. ”Addirittura è drammatica e assurda e quasi sospetta la situazione delle Squadre Mobili delle Questure delle province di Imperia Savona e La Spezia ridotte – per dotazione di personale – al lumicino”.

Esiste una mappa delle famiglie mafiose in Liguria eppure vengono lasciate libere di incenerire, intimidire, presentare le proprie società per gli appalti pubblici fino anche alla ricostruzione del ponte Morandi. ”Ricordiamo quanto accaduto a Chiavari con il suo ecomostro e con la vita spezzata di Nadia Gentilini”.

Sappiamo chi sono, perchè non vengono fermati?

Le infiltrazioni nell’ambito di appalti pubblici così come nei lavori affidati da strutture Commissariali, o in quelli per somme urgenze sono la prassi. ”Le intimidazioni a danno di piccole imprese libere dal vincolo mafioso o che mai hanno voluto sottostare alle sue regole sono all’ordine del giorno ma le denunce non vengono fatte. Troppa paura, colpa della scarsa attenzione da parte dei governi nei confronti di chi lotta e denuncia il metodo mafioso. Solitamente chi denuncia è costretto all’esilio, alla fuga e non chi agisce sotto l’effige del metodo mafioso”.

Tutto passa attraverso un inquinamento svolto per mezzo di un – cartello di imprese – affiliate alle famiglie egemoni in Liguria e tutte facenti parte all’ndragneta.

”Molteplici inchieste – su tutto il territorio ligure – dimostrano che il 90% delle imprese alle quali vengono commissionate grandi appalti o mostruose colate di cemento in riva al mare sono di stampo mafioso”.

L’allarme giunto in questi giorni è terrificante: ”l’ndrangheta si è già mossa per non mancare l’appuntamento degli interventi dell’emergenza di Genova causata dal crollo del Viadotto Morandi”.

Secondo i dati della Dia, la Liguria è da inquadrare come una macroarea criminale dove Genova viene vista come la sede di un autogoverno capace di impossessarsi delle banche locali, di intere amministrazioni comunali eppure le segnalazioni e le denunce scarseggiano. Chi non denuncia diventa complice.

In Liguria il business dei rifiuti come gli appalti per le grandi opere, sono gestiti da una camera di controllo con sede a Genova come anche il traffico di droga grazie alla rete portuale ligure.

Federcontribuenti conclude: ”La Liguria oggi è il sintomo più evidente di come abbiamo abbandonato la lotta a tutte le mafie e dalla Liguria occorre ripartire. Chiediamo immediato intervento al fine di creare una corsia preferenziale alle indagini dormienti e fondi immediati per ristabilire il giusto numero di personale investigativo e di pubblica sicurezza sui territori. Il caso vorrebbe l’autorizzazione alle libere intercettazioni come l’uso di cimici all’interno dei consigli comunali e tutto quanto occorra per dare nuovo impulso alle indagini e stringere il cerchio attorno a nomi noti appartenenti alle famiglie mafiose”.

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