PADOVA, 13 GIUGNO – «I recenti dati presentati da Banca d’Italia e Confindustria Veneto confermano quello che denunciavamo già durante la campagna elettorale: la locomotiva del Veneto si sta fermando». Lo sottolinea in una nota il presidente di Federcontribuenti, Marco Paccagnella, evidenziando come nel 2025 «l’attività economica in Veneto sia rimasta sui livelli dell’anno precedente. Il prodotto regionale è sostanzialmente stazionario allo 0,1%, ben al di sotto della media nazionale dello 0,5%. La produzione manifatturiera è in debole calo, il fatturato si riduce in termini reali e gli investimenti crescono a ritmi modesti».
Il quadro per le imprese, prosegue Paccagnella, è preoccupante: export in calo, con le vendite negli Stati Uniti – terzo mercato di sbocco dei prodotti veneti – in diminuzione nel complesso del 2025. Tra agosto 2025 e marzo 2026 l’export delle PMI venete verso gli USA registra un -4,1%. Produzione in frenata: in Veneto Est la manifattura nel primo trimestre 2026 cresce solo dello 0,8% su base annua, contro il +2,6% del quarto trimestre 2025. Per il periodo aprile–settembre 2026, il 25,2% delle imprese prevede un calo produttivo. Meno imprese e meno lavoro: nel primo trimestre 2025 le aziende venete diminuiscono dello 0,8%. Sul fronte occupazionale il 2025 si chiude con 14.600 posti in più, ma con un netto rallentamento della crescita e un aumento di cessazioni e licenziamenti, soprattutto nei settori tessile-abbigliamento e occhialeria.
A questo scenario si aggiunge un elemento strutturale spesso sottovalutato: mentre la manifattura arranca, l’artigianato sta morendo. Un comparto che per decenni ha rappresentato la spina dorsale produttiva del Veneto oggi vive una crisi profonda. L’artigianato, essendo storicamente un’attività di famiglia, richiede continuità generazionale e trasmissione delle competenze: le nuove generazioni non si sentono più stimolate a proseguire l’attività dei genitori, scoraggiate da margini ridotti, assenza di incentivi e mancanza di strumenti moderni per rendere competitivo il lavoro artigiano. Le botteghe chiudono, il ricambio non avviene, e un patrimonio di professionalità rischia di scomparire.
Parallelamente, l’industria vive una tenuta solo apparente: molte aziende stanno lavorando con vecchi ordini, mentre nuovi ordini non arrivano. Questo rallentamento, già evidente nei dati, rischia di trasformarsi in una fase di contrazione più ampia se non si interviene con misure tempestive.
«Per anni il Veneto è stato il motore del Paese. Oggi quel motore va in affanno» dichiara Paccagnella. «Avevamo lanciato l’allarme in campagna elettorale e oggi i numeri ci danno ragione. Non possiamo più permetterci propaganda. Servono subito tre priorità: energia a costi sostenibili per le PMI, politiche industriali che tutelino i settori in crisi e investimenti su formazione e lavoro per trattenere i giovani in Veneto. Il rischio è che la debole ripresa attuale non si trasformi in un vero ciclo espansivo. Per il biennio 2026–27 il rischio geopolitico continuerà a condizionare l’attività delle imprese industriali e gli investimenti sono previsti in riduzione».
AIUTACI AD AIUTARE
Abbiamo rifiutato da sempre i finanziamenti pubblici previsti per le grandi Associazioni perché, la nostra politica, prevede di sedere al tavolo
dei cittadini e non dei politici. Oltre all'assistenza e alla tutela in tutte e le sedi per quanto riguarda il diritto bancario,
fiscale, tributario, commerciale verso contribuenti, utenti e consumatori il nostro impegno é anche di dotare i nostri iscritti di servizi importanti nel
pieno rispetto del Codice del Consumatore.
Entra in Federcontribuenti e troverai un mondo di servizi, tutela e offerte senza sorprese.
Sostienici → Iscriviti →