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32 anni di quota latte e 150 mila stalle chiuse in Italia

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Dopo 32 anni e 4,4 miliardi di multe l’Europa dice addio alle quote latte ma non alle multe. Libero latte in libero mercato ma, oramai, il nostro comparto è passato da 180 mila unità alle sole 30 mila stalle rimaste. Importiamo 9 milioni di tonnellate di latte. Federcontribuenti, chiamata in causa dai produttori massacrati e sopravvissuti, scende in campo con lo scopo di indagare sull’errata rendicontazione di alcuni funzionari di Stato. ”Una eredità pesante che non può restare impunita”.

L’incontro è avvenuto lo scorso 19 giugno, dove un rappresentante di 1.200 produttori di latte multati sulle quote latte e sull’orlo del fallimento per il pignoramento di tutti i loro beni hanno chiesto aiuto proprio alla Federcontribuenti. Parla l’avv. Zanetti, Direttore Generale della Federazione: ”abbiamo siglato un patto con SCUDO Carabinieri, istituito con il Generale Pappalardo una Agenzia Investigativa privata, siamo liberi da condizionamenti e minacce. Recupereremo i fascicoli che hanno massacrato per 32 anni i nostri produttori di latte e troveremo i responsabili per ridare forza e dignità ai nostri produttori”.

Siamo nel 1983, la Cee stabiliva che per limitare il crollo dei prezzi sul latte andava limitata la produzione Paese per Paese: una goccia in più e scattava la multa. I produttori accusano sin da subito una sottostima a loro danno. Per loro produrre meno significa chiudere. Le prime multe arrivano nel 1996 con Prodi al comando del governo. Si accendono le proteste che come sempre si consumano veloci come un tuono. Restano le multe e si parte con i pignoramenti, ma a nessuno importa conoscere i nomi dei responsabili di questo disastro annunciato.

Sin dall’introduzione del sistema la prevalente contestazione ha riguardato la mancanza di dati certi utilizzati per i metodi di calcolo del prelievo e la carenza dei controlli per portare chiarezza sull’intera questione. Insomma, chi si è voluto favorire? Nel 1997 la prima Commissione governativa affermava l’inattendibilità degli accertamenti fino a quel momento effettuati dall’AIMA e la scarsa attendibilità dei dati di produzione. Accertava tutta una serie di cosiddetti “fenomeni truffaldini” nella gestione delle quote latte (si va dall’assegnazione di quote a soggetti inesistenti o non allevatori, alla falsa fatturazione come prodotto in Italia di latte importato in nero, ecc.), oltre che contrasti tra la normativa comunitaria e la legislazione italiana di attuazione, nonché l’illegittimità dei QRI assegnati da AIMA fino ad allora e l’illegittimità delle conseguenti compensazioni. Anche nell’ultima Commissione di indagine del 25 giugno 2009 si identificavano numerose anomalie come la non corrispondenza tra numerose dichiarazioni L1 (dichiarazioni annuali della produzione del latte) e con gli identificativi fiscali presenti nella Banca Dati Nazionale (BDN) e anomalie circa l’assenza per numerose aziende della registrazione dell’autorizzazione igienico-sanitaria, secondo il DPR 54/1997. Precisa la Relazione del 2010 “…un sistema poco regolamentato…tale da consentire facilmente comportamenti fraudolenti”. Federcontribuenti  assieme a Scudo Carabinieri e con l’ausilio della nascente agenzia investigativa tenteranno di ricostruire la triste vicenda, risalire ai responsabili e tutelare in ogni sede i restanti produttori di latte. ”Vogliamo soprattutto capire quanto latte nostrano oggi arriva sulle nostre tavole, il cartello che pensiamo esistere dietro la produzione e la commercializzazione e l’attendibilità sulle norme di sicurezza del latte importato”.

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