Roma, 22 settembre 2026 – “Decreto bollette, sviluppo delle risorse energetiche nazionali, extragettito IVA, proventi ETS: il tema non è soltanto quanti soldi entrano nelle casse dello Stato, ma come vengono utilizzati e soprattutto quanto di queste risorse torna concretamente a famiglie e imprese. Il decreto Bollette del febbraio 2026 è diventato legge, introducendo misure per ridurre il costo dell’energia elettrica e del gas e sostenere le imprese. Ma l’emergenza energetica non può essere affrontata con interventi temporanei e frammentati”. E’ quanto si legge in una nota di Federcontribuenti che si chiede “che fine abbiano fatto tutte le risorse che, nei momenti di maggiore difficoltà, vengono indicate come strumenti per alleggerire il peso della crisi sulle imprese e sui cittadini. Il problema non è annunciare una misura: il problema è verificarne l’effetto reale sulla vita economica del Paese». L’aumento dei prezzi determina automaticamente un aumento dell’IVA incassata dallo Stato. Nel giugno 2026, ad esempio, 149,4 milioni di euro di maggior gettito IVA sono stati utilizzati per finanziare la proroga della riduzione delle accise sui carburanti.
«Ma questa logica – sottolinea Federcontribuenti – non può diventare strutturale. Se l’inflazione e l’aumento dei prezzi producono maggiori entrate fiscali, una parte di quelle risorse deve tornare a chi quei prezzi li paga: famiglie, autotrasportatori, artigiani, commercianti e imprese. L’extragettito non è una nuova ricchezza prodotta dal sistema economico: in molti casi è l’effetto fiscale dell’aumento dei prezzi. Utilizzarlo per ridurre temporaneamente le accise significa intervenire sull’emergenza, ma non risolvere il problema strutturale della pressione fiscale ed energetica”. Sul fronte delle risorse energetiche, il Paese continua a discutere di produzione nazionale, sicurezza degli approvvigionamenti e sfruttamento delle proprie risorse. Sul sistema europeo ETS “esso rappresenta – fa presente l’associazione dei consumatori- una componente sempre più importante della politica climatica. Ma La transizione energetica non può trasformarsi in un’ulteriore tassa sulla produzione. Se l’ETS genera risorse, queste devono essere utilizzate in modo trasparente per ridurre i costi della transizione, finanziare l’efficienza energetica e sostenere concretamente chi investe per ridurre i consumi”. “Non servono altri annunci. Servono numeri, trasparenza e risultati. Perché mentre si discute di miliardi, nelle aziende si continua a discutere di centinaia di euro di costi in più ogni mese. E questa distanza tra la finanza pubblica e l’economia reale – conclude Federcontribuenti – sta diventando una delle principali forme di disuguaglianza del Paese».
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