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Famiglia Di Maio, fotografia di un Paese ultimo in Europa

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Perché tanta ipocrisia sul caso della società del papà di Di Maio? Federcontribuenti: ”perché padre e figlio non hanno ritenuto di dover dire la verità che tutti conosciamo? Una società familiare su due ha sede legale dentro casa, ha nel corso della vita cambiato proprietario per motivi fiscali perché, quando il fisco ti insegue tu scappi”. Testimonianza di ieri: ”ho aderito alla rottamazione bis ma mi hanno strozzato”. La manovra di bilancio, ”la peggiore in assoluto, perché ci allontana ancor più dall’idea che le economie crescono quando c’è produttività, e che non c’è produttività quando la spesa pubblica divora risorse da investire”. L’Italia non è mai stata così debole e fragile.

In ordine di tempo l’ultima richiesta di aiuto giunta alla Federcontribuenti: ”ho aderito alla rottamazione bis ma mi hanno spalmato il debito in sole 3 rate da 15 mila euro l’una e con scadenza 30 ottobre, 31 novembre e febbraio 2019. Non sono riuscito a pagarle in tempo e ora non rientro nella possibilità della rottamazione ter. Potete aiutarmi? O sarò costretto a chiudere la ditta edile e lasciare a casa anche i miei 5 operai”.

Una ditta edile con 5 operai ha un costo fiscale pari a 20 mila euro l’anno solo di Inps, cassa edile e Inail: ”questa ditta deve pagare tutte le scadenze per tempo altrimenti non si vedrà rilasciato il DURC e non potrà né riscuotere, né firmare contratti e né pagare. La domanda è: che fatturato minimo dovrà fare questa ditta? Almeno 120 mila euro l’anno per permettere gli stipendi, il fisco, gli anticipi sul materiale di lavoro e non sia mai capitano imprevisti!”.

Il Lavoro in Italia continua a costare troppo in termini di impiego: ”la storiella degli evasori si è fatta stantia. Gli evasori importanti li troviamo tra le grandi professioni: in primis medici, avvocati, e poi nei brand internazionali. I piccoli non evadono, soccombono”.

Questa è la fotografia delle piccole imprese in Italia da nord a sud, ”quella delle piccole ditte o srl a conduzione familiare, o dei piccoli commercianti”.

Rispetto a tutti gli altri Stati membri della UE l’Italia è ultima per qualità della vita e la vivibilità delle città – servizi – trasporti – istruzione – e stipendi, mentre è prima per costi. ”Ovunque troviamo strade pulite e percorribili e trasporti pubblici da farci vergognare; ovunque si vede lo sviluppo delle infrastrutture e saracinesche alzate mentre in Italia chiudono ogni giorno 72 negozi. Lo sviluppo delle infrastrutture unito alla capacità di mantenere in vita le piccole realtà industriali e commerciali ha reso tutti gli altri Stati più avanti economicamente di noi. Questo è inaccettabile”.

L”Italia, indipendentemente dai governi che l’hanno guidata, si è allontanata sempre più dalla crescita costante e stabile degli altri Paesi, anche grazie ad una popolazione che non si arrende o adegua – vedi la Francia -. Guardando il rapporto tra deficit e PIL, tra tasso di crescita del prodotto e il tasso di disoccupazione, rispetto agli altri Stati europei la nostra è la storia di una classe politica che inneggia sempre al cambiamento senza mai aver saputo cambiare passo sul serio. Anche grazie ad un elettorato che seppur desiderando il cambiamento, in realtà ha interesse solo a mantenere il proprio piccolo sussidio.

”Gli Stati più deboli hanno corretto le proprie politiche di bilancio e hanno aggiustato i conti, l’Italia continua a votare il cambiamento senza mai cambiare.

”Isolarsi dalla Ue senza capirne le ragioni provocherà ferite dolorose ai cittadini italiani, i quali non vogliono capire l’importanza di prendere esempio e non imporsi per un reddito di cittadinanza e una flat tax che regala soldi – e lascia crescere il debito – senza produrre. Liberare le infrastrutture, ristrutturare le aree urbane, rimodulare il verde pubblico, abbassare la pressione fiscale, specie il costo del lavoro, alle piccole realtà produttive con meno di 5 impiegati. Ecco come si crea lavor, reddito e si rimette in moto l’economia.”

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