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Con la formula smart working nella PA fino a 80 mld di risparmio

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Lo chiamano Telelavoro, Lavoro Agile o Smart working; un caos italiano a libera interpretazione ma dai vantaggi incredibili e per tutti. Potremmo alzare gli stipendi più bassi, aumentare l’occupazione, eliminare la disparità di trattamento e guardare con un sorriso all’ambiente. Federcontribuenti: ”occorre chiarezza sulla normativa perché il 45% resta vittima di truffa”.

La sfida resta la stessa: creare lavoro, alzare gli stipendi, combattere il mobbing e le discriminazioni sul posto di lavoro e abbassare il costo del lavoro.

”Un esempio è il costo dello Stato per i suoi oltre 3 milioni di dipendenti pubblici con una spesa annua pari a 160 miliardi di euro. Applicando lo smart working sul 50% degli impiegati pubblici potremmo risparmiare fino a 80 miliardi di euro l’anno, più un altro miliardo derivato dal risparmio della gestione degli uffici stessi”.

Lavorare fuori casa ha un costo anche per il lavoratore, tra trasporti e pasti.

In media un pendolare spende il 20% del proprio salario in trasporti; anche una sola giornata a settimana di remote working può far risparmiare in media 40 ore all’anno di spostamenti; per l’ambiente significherebbe una riduzione di emissioni pari a 135 kg di CO2 all’anno. Per i datori di lavoro invece meno assenteismo e minori costi, con un incremento di produttività pari a circa il 15% per lavoratore, che a livello di sistema Paese significa 13,7 miliardi di euro di benefici complessivi.

Questa l’idea di lavoro flessibile della Federcontribuenti.

”Negli ultimi anni, secondo il monitoraggio effettuato dall’Ispesl, sono circa un milione e mezzo i lavoratori italiani vittime del mobbing su 21 milioni di occupati e il 52% sono donne. Nell’arco della vita lavorativa una persona si ammala, decide di fare un figlio, necessità di permessi per visite ecc. Diventa chiara l’esigenza di permettere la continuità lavorativa dando la possibilità di lavorare anche da casa con orari stabiliti dal lavoratore sulla base degli obiettivi del datore di lavoro. Un giusto compromesso che significa non più pagare in base all’orario di lavoro, ma in base alla produzione. Ad oggi abbiamo 166 vertenze aperte al MISE, con 200 mila lavoratori a rischio licenziamento quasi tutti provenienti dai megastore che decidono di delocalizzare. Puoi anche spostare la produzione altrove ma io MISE, visti gli aiuti, ti impongo di impiegare gli operai che mi butti fuori in mansioni da svolgere fuori l’ufficio. Callcenter, segreteria, gestione ordini o come content manager”.

Il costo del lavoro tradizionale.

La malattia che si risolve entro 3 giorni lavorativi, è interamente a carico del datore di lavoro che coprirà al 100% la retribuzione del dipendente (dopo le prime 2 malattie dell’anno solare, la terza è coperta al 66%, la quarta al 50%. Dalla quinta in poi il datore di lavoro non è più tenuto ad alcun pagamento). L’Inps, oltre a non indennizzare il periodo di malattia, non indennizza neanche le festività che coincidono con il periodo di malattia. Durante la maternità in azienda il datore di lavoro dovrà erogare lo stipendio alla futura mamma + lo stipendio di chi la sta affiancando e che la sostituirà. Significa corrispondere lo stipendio del sostituto a cui si aggiunge il 20% della neo mamma. ”Ecco perchè si demonizzano le donne sul posto di lavoro”.

L’Inps non riconosce il pagamento della malattie ad alcune categorie di lavoratori per i quali provvede il datore di lavoro.

Come estendere i principi dello smart working?

L’articolo 20 al comma 1 del Jobs Act (legge 22 maggio 2017, n. 8) precisa come “Il lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile ha diritto ad un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato, in attuazione dei contratti collettivi, nei confronti dei lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda.

Sotto un profilo assicurativo, l’INAIL – con la circolare n. 48 del 2 novembre 2017 – è intervenuta sugli obblighi assicurativi connessi al lavoro agile, precisando come la suddetta modalità, pur non prevedendo una postazione fissa di lavoro, richiede tuttavia “l’estensione dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali” e che “la classificazione tariffaria della prestazione lavorativa segue quella cui viene ricondotta la medesima lavorazione svolta in azienda.”

La distinzione italiana non corrisponde appieno alla definizione di telelavoro comunemente rinvenibile nelle fonti comunitarie, per la quale il lavoro agile o il telelavoro o meglio identificato come lo smart working hanno uguale diritti e obblighi di trattamento.

Conclusioni

Perché funzioni davvero, ”occorre prima di tutto equiparare le diverse definizioni e stendere un unico contratto Nazionale valevole per dipendenti pubblici e privati. Prevedere sgravi fiscali nell’ordine del 35% per i datori di lavoro che accettato di assumere in smart working e applicarlo subito nella Pubblica Amministrazione: pensiamo a quanti uffici abbiamo dislocati sul territorio nazionale. Impiegati che svolgono mansioni di ufficio, che hanno bonus per la mensa o sconti per il trasporto”.

In Italia in quanti assumono con la formula smart working?

”La possibilità di lavorare da casa ad oggi non è estesa a tutti, spesso il lavoratore che ne fa richiesta se la vede rifiutare – è un problema di mentalità”. Molti datori di lavoro pensano che lasciato a casa il lavoratore smetta di produrre; manca la fiducia alla base, eppure basterebbe dare degli obiettivi.

In Italia i primi a vedere nello smart working una opportunità sono stati: Microsoft e Unicredit, Barilla, Luxottica e Vodafone. Senza contare le aziende che nel 2017 hanno addirittura vinto lo Smart Working Award 2017: AXA Italia, Cnh Industrial, Costa Crociere, Generali Italia e Hilti, con una menzione speciale a Benetton.

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