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Occupazione. Il 63% degli intervistati ammette di non avere contratto e una paga da fame

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In un corto circuito creato nella sacca delle lacune legislative l’Occupazione in Italia è una vergogna senza fine. Su 100 assunti, 72 sono a tempo determinato e tra questi 28 come apprendistato con orari che mai coincidono con le ore di lavoro effettivo. Federcontribuenti: ”nelle imprese locali si denunciano 5 lavoratori in nero a fronte di uno regolarmente assunto. Le paghe in entrambe le situazioni sono ben al di sotto di un salario minimo di decenza. Come ribadito occorre rivoluzionare l’intero CCNL ed estenderlo a tutte le categorie su tutto il territorio che vada di pari passo ad una riforma del carico fiscale e che includa nel nostro ordinamento penale la galera per chi assume o schiavizza qualunque lavoratore di qualunque età dai 18 anni in poi”.

Dai stagionali ai commessi, dagli operai agli impiegati nel settore privato prevale la totale assenza di legalità tutto a discapito del lavoratore e della società civile. Nella giungla dei contratti di lavoro, uno peggio dell’altro, chi è obbligato ad assumere si affida ai consulenti di lavoro trasformati in broker a caccia del contratto più conveniente; ma è tra le nostre serrande che troviamo l’80% dei lavoratori in nero! ”Anche quando viene legalizzato la paga non solo è precaria ma anche da fame.

Quanti contratti di lavoro in Italia?

Il contratto di lavoro a tempo indeterminato; a tempo determinato; in somministrazione; di lavoro a chiamata; a progetto; accessorio; in apprendistato; in tirocinio formativo e di orientamento; part-time. ”Estendere il contratto di apprendistato fino a 29 anni, quando già dovrebbero essere in grado di mantenersi da soli e pensare di mettere su casa, per incentivare l’occupazione è stata una idiozia. Scaduto l’apprendistato restano fregati senza né arte né pane. E i salari? Per le paghe abbiamo la versione teorica e quella pratica che vede un part-time dalle 250 alle 500 euro è un fulltime in nero dai 600 ai 900 euro. Salari ballerini che disincentivano la ricerca di lavoro. Cosa fare subito. ”Abolire tutti i contratti di lavoro e scriverne solo due per fasce di età; fino ai 18 anni e dai 18 alla pensione per tutte le categorie di lavoratori pubblici o privati. Stabilire per legge una soglia minima di salario (dai 18 anni in sù la soglia minima non deve scendere sotto i mille euro con un incremento del 30% ogni 10 anni di contratto anche senza continuità). Tagliare del 50% il costo del lavoro a carico del datore di lavoro, su ogni busta paga un carico fiscale del 70% del salario, e introdurre la pena del carcere per chi assume in nero”. Sostituire l’attuale reddito di cittadinanza. Va riconosciuto a vita il sussidio per chi risulta inabile al lavoro a qualunque età. Si nega il sussidio ad ogni altro cittadino dai 18 ai 58 anni di età in salute. Si chiudano gli inutili centri per l’impiego e si organizzi una rete di Stato capace di creare l’incontro tra domande ed offerte inserendo anche il circuito degli istituti professionali assieme ai centri di formazione regionali. Si aboliscano tutti gli istituti previdenziali che devono essere assorbiti dall‘INPS e si escluda l’INPS dal circuito bancomat a cui ormai è stato demandato. ”Ogni cittadino italiano dai 18 anni in su deve avere per legge un lavoro, un reddito pari al costo della vita, assistenza sanitaria e pensione degna di questo nome. Per ora viviamo una stagione di falsi eroi e di falsi santi che stanno finendo di dare il colpo di grazia alle generazioni future sotto ogni punto di vista”.

Non dimentichiamo di annoverare le finte Partite Iva, lavoratori subordinati costretti ad aprire una P.iva: ”loro non hanno assunzione e nessun diritto, nè ferie, nè malattia tantomeno ammortizzatori sociali e svolgono un lavoro sottopagato e senza vincolo di continuità. Anche questo è caporalato e basterebbe mettere sotto torchio tutte le Cooperative in Italia”. Entro la fine del 2021 il 32% di tutte le imprese locali sono destinate a chiudere per mancanza di liquidità.

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