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Donna costretta a lasciare la sua città, i suoi averi ed affetti. Ripetute denunce alla magistratura, una interrogazione parlamentare sul suo caso, eppure, nulla si è mosso a difesa della donna e contro quel gruppo di persone che l’ha costretta alla fuga. La procura parla di «un più ampio e complesso disegno criminoso..» di cui la donna è vittima. Federcontribuenti: ”la donna è pronta ad incatenarsi davanti al ministero di Giustizia se non verrà ascoltata dal Ministro Andrea Orlando”. ”Chiamiamo in causa l’Antimafia

”In Italia abbiamo la libertà di criticare e offendere un capo di Stato, ma non abbiamo la libertà e il diritto di perseguire criminali in cravatta”. Questa è la disamina del presidente di Federcontribuenti, Marco Paccagnella che continua, ”ci dicono che siamo fanalino di coda nella libera informazione e non trovo sia vero, anzi, ci siamo talmente ubriacati di libertà che gli stessi criminali rubano e delinquono sotto il sole non temendo di finire in prima pagina, dove sorridono ai flash fieri del loro tronfio potere. Questa donna è figlia di questa ubriacatura e la sua vita è stata distrutta da questo stato collettivo di ebrezza e i criminali che l’hanno minacciata, derubata di ogni suo diritto sono ancora al posto di comando”. Torniamo alla storia di Nadia che si dice pronta ad incatenarsi se il Ministro Orlando non si farà carico della sua storia. Tutto ha inizio da una operazione commerciale diventata oggetto di desiderio di poteri senza scrupoli.

La storia di Nadia

Nadia ha denunciato tutto eppure nulla si è mosso e Federcontribuenti si domanda: ”perché l’Antimafia non si è attivata?”. Come se non bastassero le denunce in Procura si attende una risposta anche ad una interrogazione parlamentare dello scorso febbraio. ”Ma quanta compiacenza hanno a Roma questi personaggi?” Nei verbali di Nadia, «in questi anni ho subito diverse intimidazioni. Il 16 novembre 2009 ho richiesto l’intervento della Polizia perché qualcuno ha forzato il cruscotto del mio scooter per riporvi 6 coltelli in bella vista. Mi è stata rubata l’auto e fatta ritrovare in ordine sulla strada che conduce alla camera mortuaria dell’ospedale di Lavagna, ho accertato prove alla mano che gestivano la mia corrispondenza». Intanto passano gli anni e si accumulano le denunce senza che nessuno intervenga. Nel frattempo a Nadia viene impedito di lavorare e allora decide di aprire una nuova società, con altro nome. Si prospetta un nuovo lavoro e Nadia per finanziarlo chiede l’appoggio a Banca Sella, la quale accetta la richiesta; l’istituto di credito aveva garantito condizioni vantaggiose con l’erogazione di un credito da un milione di euro, ma, a pochi giorni dalla stipula del primo atto notarile, racconta Nadia: ”il direttore dell’agenzia Banca Sella mi convoca per informarmi che la sede di Biella ha cambiato le condizioni, ovvero la banca erogherà il credito solo a me e non più a La Paragina (società che aveva aperto da poco con altro nome) tramite apertura di conto corrente ipotecario, un modo per assumere il controllo del mio patrimonio immobiliare”.

Nadia sospetta una violazione sul segreto bancario e presenta un nuovo esposto; la procura competente, quella di Biella, si pronuncia riconoscendo, addirittura, «un più ampio e complesso disegno criminoso, in cui il reato di rivelazione del segreto bancario e fiduciario sembrerebbe rivestire un’importanza del tutto marginale»; un disegno al centro del quale finisce appunto Nadia contro la quale «venivano posti in essere una serie di comportamenti tesi ad ostacolare le sue iniziative immobiliari»; il tutto portato avanti su due fronti, «uno interno alle istituzioni liguri» e uno attraverso «l’ostruzionismo di Banca Sella». La procura decide nuovamente per l’archiviazione e Banca Sella inizia a chiedere indietro i fondi, non più nella disponibilità della Nadia. Scatta il pignoramento di tutti i beni immobili della Nadia che lascia Chiavari e chiude l’agenzia. Federcontribuenti parla di fascicoli scomparsi, ”chi deve far luce su quanto ampiamente denunciato? Quando un cittadino denuncia violazioni così gravi nell’amministrazione pubblica e di essere al centro di gravi minacce, la giustizia dovrebbe essere più rapida della malavita. Ravvisiamo nella storia di Nadia un comportamento che rientra a pieno titolo nel 416 cp, associazione a delinquere perché è evidente che ci troviamo di fronte ad un gruppo di persone organizzate”.

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