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Caccia ai paradisi fiscali. Ma basterebbe guardare la mappa

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”Esattamente 12 mesi fa intervistammo un imprenditore che spiegava come Panama fosse diventata centro raccolta dei capitali provenienti dall’Italia, eppure solo oggi e per mano ”straniera” se ne parla. Dopo tre scudi, la voluntary disclosure e la caduta del segreto bancario e dopo San Marino e Credit Suisse niente è cambiato”. La notizia sulla fuga di capitali è ciclica, ogni 12 mesi si scopre un paradiso fiscale perchè non è possibile eliminarli.

I paradisi fiscali sono solo dei Paesi dove il regime fiscale se paragonato a quello italiano diventa inesistente. Paesi dove non si prelevano soldi sui conti correnti, dove il costo della vita è proporzionato al regime fiscale e dove il contribuente o l’imprenditore non vengono visti come pecore da tosare.

Paccagnella, presidente di Federcontribuenti, ha accompagnato la Cristina Scanu de La Gabbia, in un servizio giornalistico di approfondimento sul tema – fuga di capitali -.

Come, quando e perchè si decide di portare fuori i capitali dall’Italia?

”Intanto occorre averli i capitali, quindi parliamo di soggetti italiani riusciti a scampare al controllo fiscale. Somme generose per persone scaltre e spesso di matrice criminale che nulla hanno a che vedere con l’artigiano, il commerciante, il pensionato o il dipendente che sono tracciati fiscalmente dalla nascita alla morte lavorativa. I capitali da salvare li hanno i grandi imprenditori e mentre la nostra rete di controllo fiscale cattura le sardine uccidendole, non è in grado di catturare gli squali”.

Spostare la sede legale della propria società e la residenza per sfuggire alle tasse italiane non è illegale, mentre lavorare e vivere in Italia e – ammucchiare – soldi in un conto offshore aperto con un prestanome è reato. Il mondo è pieno di paradisi fiscali e non occorre il dispiegamento di forze di intelligence per scoprirle, basta avere una mappa e studiare il sistema fiscale di ogni Paese.

Chi si sposta in un paradiso fiscale?

”Sono, ad esempio, aumentati i pensionati in fuga dall’Italia. Qui con 700 euro al mese morirebbero di fame mentre in luoghi come le Canarie vivono dignitosamente e con servizi pubblici ottimali; oltre alla pensione hanno spostato anche qualche risparmio. In aumento anche giovani imprenditori che hanno capito che in Italia non c’è modo di crescere con la loro azienda e poi i tanti vip e noti imprenditori internazionali che del fisco italiano se ne infischiano”.

Il profilo di chi fugge lavorativamente dall’Italia.

”Giovane imprenditore che non intende saziare uno Stato che non solo non lo ha aiutato, ma lo ha ostacolato e che intende prendergli più della metà del profitto e senza nessun benefit.

Giovani che hanno imparato che abbiamo un rischio di default ogni 2-3 anni con aumenti IVA e ora prelievi forzosi. Oggi è bene non lasciare più di 100 mila euro su un solo conto”.

I paradisi fiscali sono tutti uguali?

”No, ci sono diverse combinazioni fiscali per ogni area inclusa Europa, basta andare nei Paesi dell’Est. La scelta del paradiso fiscale si fa in base alle proprie esigenze, vale a dire se si vogliono evitare solo alcune tasse o se si vuole spostare tutto il patrimonio, lavoro incluso”.

Come evitare la fuga di capitali?

”A questo punto basterebbe prendere il sistema fiscale di uno di questi Paesi appetibili e farlo nostro”.

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