Commercianti: l’incubo dei centri commerciali

I centri commerciali sono diventati, a fronte della crisi, l’unico sbocco per le piccole imprese commerciali che allocano le loro attivita’, spesso con marchi in franchising, in questi grandi agglomerati con la speranza di resistere al calo delle vendite nei centri storici. Oltre 10.000 imprese hanno abbandonato i piccoli negozi in citta’, una vera e propria migrazione.  I costi da sostenere per l’allocazione nei parchi commerciali e’ notevole: varia dalle 300 ai 650 euro a mq. La beffa maggiore riguarda la tipologia contrattuale che li rende permanentemente ‘precari’ e senza possibilita’ di avere alcuna tutela secondo le norme precise previste dal codice civile. Mediamente 100 mq di superficie costano dai 36.000 euro l’anno a punte anche di 90.000 senza considerare le spese condominiali che vanno aggiunte e che incidono per un ulteriore 30%. Ed ecco che oltre 10.000 imprese vengono strozzate dalle grandi aziende proprietarie dei centri commerciali. Se da un lato questi piccoli commercianti, spinti dal nuovo consumatore che ormai spende solo nei grandi parchi, decidono di migrare, dall’altro subiscono ingaggi a costi elevati e contratti da ‘strozzo’ che non li tutela in alcun modo: ormai la situazione, di fronte al calo dei fatturati, e’ diventata insostenibile con il rischio di chiusura per un numero rilevante di piccole imprese commerciali con conseguente rischio di perdita occupazionale per migliaia di posti di lavoro. La questione intendiamo porla in Parlamento, ma abbiamo bisogno di commercianti coraggiosi pronti ad unirsi in questa nuova battaglia  perche’ venga avviata un’indagine che accerti l’esatta applicazione dei contratti e dei relativi comportamenti dei centri commerciali rispetto alle imprese allocate. E’ necessario che intervenga anche il Ministero degli Interni e quello delle Finanze per verificare in maniera attenta cosa si nasconde dietro le tante immobiliari proprietarie dei centri e e le societa’ di gestione che spesso sono ”scatole” per suddividere gli ingenti guadagni e magari nascondere al fisco la vera dimensione dei ricavi”

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