ROMA, 27 MAGGIO – “Riteniamo, dopo aver visto i lavori dell’assemblea di Confindustria alla presenza di tre/quarti del governo, che il silenzio di Confindustria non sia neutrale: è un segnale di perdita di ruolo, di peso negoziale e di capacità di incidere sulle scelte macroeconomiche del Paese. In un momento in cui servirebbero analisi rigorose, richieste tecniche precise e una pressione costante sulle inefficienze del sistema, la scelta di non esporsi equivale a una rinuncia al proprio mandato. Se chi rappresenta l’industria non difende la competitività nazionale, la stagnazione non si governa: si cristallizza”. E’ il commento del Presidente di Federcontribuenti Marco Paccagnella secondo il quale “la dinamica macroeconomica dell’industria italiana mostra un quadro che non può essere minimizzato. Dopo 26 mesi consecutivi di contrazione produttiva, la chiusura del ciclo negativo nel giugno 2025 non ha generato alcun rimbalzo significativo. Gli indicatori del 2026 confermano una stagnazione strutturale: la produzione industriale oscilla attorno a variazioni congiunturali comprese tra –0,2% e +0,1%, un intervallo che segnala assenza di momentum e incapacità di recuperare capacità produttiva”. Inoltre per l’assocuazione dei contribuenti italiani “La componente degli investimenti rimane debole, con un tasso di utilizzo degli impianti che non supera stabilmente il 75%, mentre la produttività totale dei fattori continua a crescere meno della media UE, ampliando il divario competitivo”.
Inoltre il contesto internazionale non offre attenuanti. “La domanda estera netta è piatta – rileva Paccagnella – il costo del denaro rimane elevato rispetto al ciclo reale e il differenziale energetico con i principali competitor europei non si è chiuso. In questo scenario, l’atteggiamento del presidente Orsini appare tecnicamente ingiustificabile: un sistema industriale che non cresce, non investe e non innova richiederebbe una pressione costante sul governo per ottenere politiche fiscali anticicliche, incentivi mirati e una strategia industriale coerente. Invece, Confindustria mantiene una postura di sostanziale acquiescenza, come se la stagnazione fosse un fenomeno fisiologico e non il sintomo di una crisi di competitività”. Infine, si sottolinea nella nota “La dinamica dei margini industriali conferma la criticità: l’EBIT medio del manifatturiero si è ridotto di oltre un punto percentuale nell’ultimo biennio, mentre il costo del credito per le PMI rimane superiore di 80–120 punti base rispetto alla media dell’Eurozona”.
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