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Entratel, un errore ha scatenato un cataclisma fiscale

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entratel «Con l’esperienza di ex dirigente generale dello Stato, sto cercando di dare un contributo per il ripristino della legalità in diversi settori della Pubblica Amministrazione». Cosi esordisce il dott. Ciorra in una lunga lettera inviata alla Federcontribuenti e continua, «ho segnalato abusi vari, con invito alla loro eliminazione, ma sempre senza alcun esito. Il dispregio delle disposizioni di legge si verifica purtroppo ad ogni piè sospinto, ad opera un po’ di tutti, nell’ingenerato convincimento di pratica impunità. Sono, ovviamente, pronto a fornire la documentazione di quanto affermo. L’abuso di autorità è regola costante » . 

Il dott. Ciorra è il legale rappresentante della Suio S.rl. «un semplice ed evidente errore formale nella trasmissione telematica INTRATEL, che avrebbe dovuto risolversi seduta stante, ha costituito invece l’occasione per creare di sana pianta un vero e proprio cataclisma fiscale». A dar valore a tale dichiarazione la sentenza n. 173/03/11 del 29/03/11 dep. il 06/04/11, la quale rigetta le ”strampalate” richieste e condanna l’Agenzia alle spese di giudizio. «Pur se nulla dovuto, l’addebito è stato portato in un baleno da €. 117.266,00 ad €. 184.504,34, a cui si è aggiunto (anziché, semmai, in sostituzione) anche l’importo di €. 154.709,74 per un delirante e vietato accertamento induttivo. Ma non basta. Per lo stesso episodio, si è provveduto alla riscossione coattiva di €. 78.032,48 presso l’INPS, all’ordinanza di riscossione presso le Poste di €. 117.266,00, alla ulteriore riscossione coattiva di €. 33.885,46, nonché, previo ruolo ordinario, all’ingiunzione di pagamento di €. 154.709,79. Sin dagli studi universitari, mi si è sempre insegnato che siffatti comportamenti non possono non essere che valutati come autentici crimini, a mio avviso da rapportare, tra l’altro, al reato di “rapina impropria”». E qui è da chiedersi se ciò costituisca il risultato di cocciutaggine o cieca ritorsione, oppure, come da più parti supposto, frutto dell’ingordigia di conseguire sempre maggiori premi di produzione, anche se palesemente infondati. «Ritengo opportuno sottolineare che questa vicenda non costituisce affatto un caso isolato, ma la concretizzazione dell’intento di “mungere” fino all’estremo il malcapitato contribuente, approfittando di un qualsiasi pretesto, nulla importando se totalmente ingiusto! Di enormità del genere ne posso riferire ad iosa». Perfino il dott. Befera, in una intervista del 06.05.11 a “Il sole-24 ore”, affermava: “un Ufficio dell’Amministrazione Finanziaria che assuma atteggiamenti vessatori verso un cittadino, per esempio quando pretende di portare a casa comunque un risultato nonostante l’accertamento sia in realtà infondato, finisce quasi per apparentare l’azione dell’Amministrazione Finanziaria a quella degli estorsori”. «Solo correggendo l’errata impostazione attuale, si potranno evitare in avvenire tanti fallimenti, non sempre collegabili alla crisi generale, ed ancor più tanti gesti inconsulti, tra cui i suicidi, di cui non pochi dovrebbero pesare sulla coscienza di qualcuno». Conclude il presidente di Federcontribuenti, Paccagnella: «Da anni noi e molti altri denunciamo comportamenti sospetti e scorretti perpetuati sia dall’Agenzia delle Entrate e sia da Equitalia, a partire dalla sentenza del T.A.R. Lazio sui conferimenti incarichi dirigenziali a funzionari privi di qualifica, all’impossibilità per il contribuente di risolvere a monte, cioè tramite l’Agenzia, le proprie mancanze lasciandoli finire negli artigli di Equitalia, ai sospetti di alterazioni o sospensioni su cartelle relative a tributi di note società o personaggi importanti quanto addentrati nei salotti buoni, eppure, con una facilità disarmante distruggono la vita di migliaia di famiglie e lavoratori. Tutto sembra delineare il comportamento da setta, il disegno di un gruppo dirigenziale che premia o zittisce funzionari promossi al sol fine di lucrare, ad ogni costo o goccia di sangue, sui malcapitati contribuenti italiani». 

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