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L’IRPEF il tributo più contestato mentre l’IVA si può vendere

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102 mila nuovi ricorsi all’anno contro le cartelle esattoriali. Il 75% riguarda debiti sotto i 20 mila euro ed è l’IRPEF il tributo più contestato subito seguito da IVA e IRAP. I ricorsi nella fascia superiore ad un milione di euro rappresentano solo l’1,23%. Crediti verso lo Stato venduti, patteggiamenti milionari. La scienza che si pone come obiettivo quello di quantificare l’evasione fiscale effettua una comparazione tra dati statistici e dati fiscali. I dati statistici servono allo Stato per capire quante tasse può raccogliere in base alla percentuale di occupanti per categoria, ( 100 euro dai dipendenti, 150 dai privati, 200 dai commercianti, ect ) sottrae la somma dai dati fiscali, le entrate effettive, ed ecco il totale dell’evasione fiscale. L’economia sommersa? Si calcola sottraendo la moneta in circolazione dal totale in deposito. Narcotrafficanti, appalti mafiosi, traffico di armi, prostituzione, corruzione nelle istituzioni, ect. Quando beccati non subiscono l’espropriazione dei beni mobili ed immobili eppure siamo lesti a mandare 100 agenti in tenuta antisommossa per mandare via una famiglia di Oristano che ha perduto la casa per un debito originario di 20 milioni di lire. ”Quando dicono, la coesione sociale è a rischio, dimenticano di domandarsi il perchè i cittadini insorgono. Non ci interessa vedere un corrotto in galera, vogliamo vederlo diventare povero. Vogliamo vedere letteralmente i soldi rubati tornare nelle casse dello Stato”. Il problema dell’evasione fiscale è un altro. Se calcoliamo l’evasione tenendo conto che lo Stato ha preteso il 65% del guadagno di un lavoratore cui reddito non supera le 24 mila euro allora, la pretesa e la somma dell’evasione risultano la prima, illegittima, la seconda sbagliata.

Chi viene scoperto a frodare il fisco italiano per svariati milioni di euro non fa ricorso perchè o patteggia, dando allo Stato solo il 15% di quanto ha illecitamente guadagnando evadendo o fa sparire ogni traccia e allo Stato non da nulla. Il 75% riguarda debiti sotto i 20 mila euro, cifra alla quale si arriva nel corso di pochi anni anche con debiti originari che partono da mille euro. Altra strada per sfuggire il fisco riguarda la possibilità di comprare crediti dello Stato in maniera legale. Alcune società vantano credito verso lo Stato, (credito IVA) e preferiscono cedere il loro credito che sanno non incassare prima di 2/3 anni.

Questo fa sì che la società che compra il credito lo possa acquistare ad una percentuale di sconto che varia dal 35% al 50% in base agli importi e alle esigenze delle aziende.

Chi ci guadagna?

Una azienda in crisi di liquidità potrebbe racimolare soldi svendendo il proprio credito per evitare il fallimento, una sorta di inverso strozzinaggio. Come quando si cedono assegni postdatati incassando solo una parte dell’importo. Oppure, si acquistano crediti a prezzo scontato per poi compensare qualche posizione debitoria; se ad esempio una azienda non ha versato l’IVA l’acquista sistemandosi con il fisco. Il tutto è legale. Uno scambio di favori tra aziende con non meno di 15 dipendenti visto che il limite compensabile per ogni società intesa come singola partita Iva o persona fisica è pari a 700.000,00 euro annui.

Ha senso far pagare l’IVA anticipata che andrà a pesare sulle uscite di bilancio di una azienda quando poi dovrà vantarla allo Stato? La perversione fiscale alimenta la frode stessa.

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